Domani, o meglio, tra poche ore, tornerò al lavoro, dopo una settimana passata tra letto e divano, per una dolorosa sciatalgia. Non mi sono ripreso del tutto in verità, ma torno al lavoro, per non stare ancora a dondolare in casa ad atrofizzarmi peggio di quanto non lo sia già.
La contraddizione è che non ho voglia di tornare a lavorare. Bella scoperta direte voi. E invece no! A me è sempre piaciuto il mio lavoro, ed è per questa insana passione che ho fatto diverse scelte, giuste o sbagliate è ancora presto per dirlo. Comunque scelte dettate dalla passione.
Fatto sta che negli ultimi tempi, diciamo pure nell’ultimo annetto, la mia passione sta man mano affievolendosi. E’ come un lento torpore che sale e mi sovrasta ogni giorno di più. Non credo che dipenda dalla situazione, seppure instabile, della mia azienda, che come tutte le multinazionali del settore ICT che si rispetti, sta subendo un declino forse (speriamo di no!) inesorabile. Piuttosto credo dipenda dal mio declino. Dovuto in parte agli smorzati entusiasmi con cui mi sono avvicinato al mondo delle grandi aziende dopo anni a lavorare in piccole e medie imprese sempre del settore informatico, e dopo un “salto” anche di prospettiva di vita, che mi ha portato dalla provincia di Napoli, a vivere e a lavorare nella zona di Roma sud. Il problema è italiano, della nostra geniale stirpe. Siamo in realtà una manica di pippe. Non siamo in grado, come italiani, di portare avanti discorsi di produttività in quanto tali, ma leghiamo sempre le sorte di aziende e persone, a fatti politici, agli interessi di quei soliti pochi.
Fosse possibile emigrerei fuori dall’Italia. Andrei a vivere in nord europa. Possibilmente nei paesi scandinavi.
Ho sempre sognato di andare a vivere in un posto freddo, anche per via di una mia personale teoria, che negli anni ho ricavato da continue osservazioni dei fatti internazionali. Ho fatto caso infatti, che nei paesi scandinavi, si predilige uno stile di vita più razionale, più diretto al corretto coesistere, alla comune causa della convivenza civile, e dello sviluppo sociale. Parole vuote e senza senso, calate nel contesto italiano, lo so. Ma per me sono idealismi di cui non vorrei fare a meno. Eppure debbo, visto che non credo potrò mai trasferirmi in uno di questi posti, dove tra l’altro non sono mai stato fisicamente.
Certo, potrebbe anche non piacermi, ma non so, ho come la sensazione di esserci già stato, forse in una vita precedente o semplicemente nei miei sogni, che normalmente non ricordo mai al risveglio.
Invece nei paesi cosiddetti “caldi”, ci sono sempre guerriglie interne, problemi sociali, dettati spesso e volentieri da interessi dei singoli, inciviltà diffuse etc.
Da qui la mia teoria del cervello al fresco. Secondo questa mia personale teoria, se un cervello umano viene esposto per troppo tempo a temperature alte, rischia di surriscaldarsi e di dare in escandescenze. Basti vedere me in agosto, quando sudo e mi arrabbio solo per quello ! Comunque scherzi a parte, questa è la teoria, a grandi linee ovviamente. Insomma dove fa freddo c’è meno tempo e meno voglia di arrabbiarsi, e si tende più al vivere civile, e alla coesistenza sociale, sarà perchè l’uomo infreddolito ha bisogno di compagnia umana per scaldarsi, non saprei. Per questo me ne andrei di corsa in uno di questi posti. In Svezia, Finlandia, Norvegia, Islanda, non so, non avrei grosse preferenze.
Comunque sia, resteranno sempre e solo dei sogni, visto che di traslochi ne ho già fatti due, e avendo una moglie molto meridionalista, e un bambino piccolo, è già un miracolo se sono riuscito a scappare da Napoli.
Forse è solo una stupida ideologia, ma chissà. Forse un giorno o l’altro un sociologo vincerà un nobel con una teoria come questa. E allora ci sarà questo blog a testimoniare che la teoria originaria era la mia.
Buon freddo a tutti…