Deserto Sintomatico

perchè in ognuno di noi c’è un deserto più o meno grande dove coltivare i nostri pensieri

Archive for December, 2006

Made in China

Negli ultimi giorni sono ovviamente in giro come tutti, per gli acquisti di Natale. E mi sono sinceramente impressionato dalla quantità enorme di “made in china” che ci sono in giro.
Che si tratti di giocattoli, di abiti, di elettronica, o di qualunque cosa cerchiate in giro per i negozi, la percentuale dei non-made-in-china sarà si e no del 2-3%….. veramente impressionante.
Addirittura ho portato l’altro giorno il mio simil-barbour in lavanderia, e nel cercare di capire come lavarlo, la signora della lavanderia ha preso l’etichetta e oddio-oddio… ho scoperto che anche il mio giaccone finto-barbour-ma-finto-bene era effettivamente un tarocco cinese, e non me ne ero accorto da un paio d’anni che ce l’ho…
E poi ci lamentiamo che il paese va a rotoli. E per forza. Qui l’unica cosa che produciamo è traffico telefonico a valanga.
Ormai sono ossessionato. Vedo made-in-china dappertutto. Non vorrei avere problemi di schizofrenia.
Anche quando mio figlio ride, mi sembra quasi un cinese. Domattina lo guardo meglio e cerco l’etichetta. Non si sa mai….
 

Del futuro che ci spetta…

Sono sveglio da più di due ore ormai… e mi sta ritornando il sonno.
Alle 6 il latte per il pupo, e poi ritorno a letto, ma i pensieri si accavallano, le cose da fare tornano a galla… e decido di rialzarmi. Mi faccio il caffè che è ancora buio, e alzo l’avvolgibile… piove.
Resto fermo a guardare la pioggia che scorre, dietro i vetri, in silenzio, e trovo pace. Mi sento tranquillo ora. La pioggia mi calma, mi rilassa. E’ come un pianto liberatorio che esce invisibile, che mi libera l’anima.
Sono un pò teso in questi giorni. Le prospettive future del mio lavoro mi fanno sempre di più venir voglia di rischiare di mio, di provarci.
Mi sento *quasi* pronto. In realtà sarei già pronto da un pezzo, ma le responsabilità, le spese, le continue problematiche di ogni giorno ti fanno riassopire, ti riportano al torpore del moderno impiegato, che alla sera stacca (diciamo) la spina e torna a casa lasciando il lavoro in ufficio.
Ma io non sono così. Non lo sono mai stato. Io mi sono sempre portato il lavoro a casa. Per passione, per senso del dovere, per coscienza personale, ma le problematiche dell’ufficio io me le portavo sempre dietro. Nella borsa del notebook, nella tasca del cappotto, nel portafogli, sul cellulare. Ovunque, reminder, appunti, to-do list, mi riportavano al concreto senso del dovere. Quello che mi faceva sentire sempre teso, ma vivo. Diversamente da ora, che sono teso e basta.
Voglio ricominciare, e stavolta rischiando di mio. Ma… non riguarda solo me, e allora ci penso e ci ripenso… E mi riassalgono i dubbi. Si, perchè non ho più vent’anni, ma trentacinque. Non sono solo, ma ho famiglia. E se fallisco, onestamente, il peso del fallimento mi potrebbe portare oltre, troppo oltre le semplici parole…
Il problema è forse dovuto al fatto che ho delle continue aspettative. Mi dico sempre che qualcosa per noi (io e la mia famigliola) ci deve essere, dopo tutte queste frustrazioni, dopo tutte queste fatiche, un futuro un pò più sereno ci spetta di diritto…
Mah, chissà. Intanto vado a vedere se piove ancora, magari mi viene in mente un’idea….
 

A chi serve tutta questa tecnologia ?

Nell’ultimo weekend sono stato, come molti, in giro per lo shopping natalizio, e mi sono trovato diverse volte a contatto con le offerte tecnologiche più disparate.
Parliamo di lettori mp3, fotocamere digitali, televisori al plasma/lcd, dvd recorder, e quant’altro.
E in ogni supermercato o centro commerciale in cui mi sono trovato, la folla assaliva letteralmente questi reparti trascurando, e di brutto, i reparti dove c’erano gli addobbi natalizi e/o le statuine del presepio (dove ancora c’erano). Come se il Santo Natale si fosse trasformato in una scusa come un’altra per comprare un pò di ferro a buon mercato.
Non che sia stato mai molto diverso. Il Natale è sempre stata l’occasione giusta per ripulire le tasche agli italiani, a cui fregare la tanto sudata tredicesima mensilità.
Ma stavolta ho notato un diverso approccio. Era tutto più banale, tutto più superficiale. E tutto più volgare.
Sentire le persone che parlavano degli oggetti che la migliore tecnologia di oggi è in grado di proporre (a buon mercato s’intende) come se ne capissero veramente qualcosa.
Frasi del tipo “aho anvedi sto emmeppitre ! ddu giga ! a li mortacci de pippo !” oppure “prenditi questa ciccio che è sette megapiccsel, che ce devi fà co questa da cinque ?”, e altre del genere, mi hanno portato ad un passo dai conati di vomito.
Tutta questa fame di tecnologia, è davvero necessaria ? O si tratta solo di una spinta all’obesità da consumo ?
A queste persone serve veramente comprare una macchinetta digitale da 5, 7 o 10 megapixel, quando poi magari nella vita hanno fatto sempre foto senza la testa ?
E’ veramente necessario comprare un televisore al plasma per poi vederci Ballando con le stelle, o C’è posta per te ?
Addirittura ormai si snobbano (in parte) i cellulari, che fino ad un anno fa rappresentavano l’oggetto in cui identificare la propria posizione sociale (ora questa fase del “cellulare” va avanti per gli adolescenti, e forse neanche).
Da sempre ritengo gli italiani un popolo di ignoranti (e mi metto io in testa al corteo).
E da questo Natale che sta arrivando, credo di avere avuto solo conferme a questa mia strana idea…
 
Per concludere [OT] : ma perchè tutti i gadget natalizi portano solo scritte in inglese se la maggior parte di quelli che li comprano non sa parlare neanche bene l’italiano ??!!  
Frown
 

Quell’attimo di felicità

La felicità, si sa, non dura. Si tratta di piccoli attimi nella vita quotidiana, in cui il tempo si ferma, e tutto sembra essere pefetto, si ha la sensazione che addirittura i problemi non esistano.
Spesso in quei momenti non si pensa a nulla, eppure sono proprio quei momenti che ti lasciano pensare.
Si realizza che i momenti di felicità sono pochi, casuali, e sfuggono al nostro controllo. Non possiamo prevederne l’arrivo, nè tantomeno riprodurli. Eppure quando arrivano li riconosci, non ti puoi sbagliare.
A me è successo ieri l’ultima volta. Di recente la felicità è un evento raro. Non per altro, ma per la spensieratezza che ci viene a mancare a causa della routine quotidiana, dal contatto troppo stretto con la realtà di tutti i giorni, in cui devi provare a tenere sotto controllo le situazioni, e far finta di niente ad ogni malessere di questa società ormai in declino.
Eppure ieri mi è successo. Allora vuol dire che nonostante tutto, la felicità non risente dell’ambiente, del contesto sociale in cui si sviluppa. Forse è veramente solo una combinazione di fattori, un puro e semplice caso.
Ma quando arriva, merita di essere goduto, e poi quando va via, merita di essere ricordato.
Per questo oggi lo voglio ricordare, quell’attimo…. Quel breve evento di pochi istanti, che si è manifestato ieri, mentre un attimo di silenzio e di pace ci ha coinvolto… a me e a mio figlio, seduti sul tappeto di gomma, mentre mio figlio, dopo esserci rotolati insieme, aveva acquisito la consapevolezza della mia presenza, e giocava con un giocattolo, ed io che altrettanto avevo acquisito della presenza di mio figlio, guardavo distrattamente la tele… è stato quell’attimo, tanto bello quanto evidente… persino mia moglie se n’è accorta, e mi ha detto : “questa è la felicità”… io l’ho guardata e le ho sorriso, con complicità, poi il pensiero è tornato subito a mio figlio, che intanto non si era distratto per niente dal suo giocattolo…
Quando mi ricapiterà, lo testimonierò di nuovo, per ora mi basta questo momento.