una scossa all’economia
09
Apr
Posted by: dancerjude in: Uncategorized
Del terremoto che ha colpito (e sta colpendo) l’abbruzzo in primis e le regioni circostanti di striscio ne abbiamo pieni giornali e programmi televisivi. E’ una brutta faccenda, non c’è che dire.
Conosco il terrore che genera un terremoto, ne ho vissuto qualcuno finora. Uno nel 2005 con mio figlio piccolo di dieci giorni, in una zona, quella in cui abito, derivata da paludi pontine bonificate dal fascio, e quindi teoricamente non soggette a sismi. E invece c’è stato, ma per fortuna poca cosa, solo un pò di paura.
Molto meglio ricordo invece la casa che ballava, quando a 9 anni, il 23 novembre del 1980, l’Irpinia fu praticamente rasa al suolo da un terremoto di proporzioni anche superiore a questo (quasi un minuto e mezzo a 7 scala richter). La casa ballava, nel vero senso della parola, il palazzo ondeggiava come se qualcuno si stesse divertendo a scuoterlo da fuori.
Vedendo le immagini dell’Abbruzzo oggi, mi chiedo come si faccia, nel 2009, a concepire che un paese altamente sismico vada giù con una scossa sì forte, ma non come quella dell’Irpinia. E non credo che la situazione edilizia abruzzese sia un caso isolato in Italia.
Ma le cose che mi spaventano ora sono due:
> la prima è che le scosse non siano ancora finite; in effetti le scosse di assestamento sono pari o leggermente inferiori alla scossa pesante di domenica notte;
> in secondo luogo la mia paura peggiore, ovvero che su questa faglia geologica si apra una faglia economica, e convergano in questo punto una marea di soldi in maniera incontrollata e incontrollabile e ci siano i soliti sciacalli (non puniti con nessuna legge) che invece di rubare nelle case distrutte degli abruzzesi rubino avidamente da questi fondi, come è successo già in altri casi (irpinia in testa)
Questi signori una cosa di sicuro ricostruiranno, il loro conto in banca, mentre al freddo di un container (se gli va bene) resteranno famiglie di onesti lavoratori abruzzesi, vittime del sistema prima che del sisma, a festeggiare i prossimi natali all’ombra di una speranza.
Sarei felice ovviamente di essere smentito dai fatti.
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