Deserto Sintomatico

perchè in ognuno di noi c’è un deserto più o meno grande dove coltivare i nostri pensieri

Come no… 260 ? Ma anche 300 milioni !!

Come no… 260 ? Ma anche 300 milioni !! Oppure ci dite voi quanto che facciamo prima…

Beh in fondo che problema c’è ?
Laddove loro dovessero avere i 260 milioni che chiedono, penso che potremmo costituire un comitato per richiedere un risarcimento morale per il risarcimento immorale…

Intanto qui c’è la petizione on-line, vi invito a mettere il vostro nome e cognome…
Ciao

Yell

Del futuro che ci spetta…

Sono sveglio da più di due ore ormai… e mi sta ritornando il sonno.
Alle 6 il latte per il pupo, e poi ritorno a letto, ma i pensieri si accavallano, le cose da fare tornano a galla… e decido di rialzarmi. Mi faccio il caffè che è ancora buio, e alzo l’avvolgibile… piove.
Resto fermo a guardare la pioggia che scorre, dietro i vetri, in silenzio, e trovo pace. Mi sento tranquillo ora. La pioggia mi calma, mi rilassa. E’ come un pianto liberatorio che esce invisibile, che mi libera l’anima.
Sono un pò teso in questi giorni. Le prospettive future del mio lavoro mi fanno sempre di più venir voglia di rischiare di mio, di provarci.
Mi sento *quasi* pronto. In realtà sarei già pronto da un pezzo, ma le responsabilità, le spese, le continue problematiche di ogni giorno ti fanno riassopire, ti riportano al torpore del moderno impiegato, che alla sera stacca (diciamo) la spina e torna a casa lasciando il lavoro in ufficio.
Ma io non sono così. Non lo sono mai stato. Io mi sono sempre portato il lavoro a casa. Per passione, per senso del dovere, per coscienza personale, ma le problematiche dell’ufficio io me le portavo sempre dietro. Nella borsa del notebook, nella tasca del cappotto, nel portafogli, sul cellulare. Ovunque, reminder, appunti, to-do list, mi riportavano al concreto senso del dovere. Quello che mi faceva sentire sempre teso, ma vivo. Diversamente da ora, che sono teso e basta.
Voglio ricominciare, e stavolta rischiando di mio. Ma… non riguarda solo me, e allora ci penso e ci ripenso… E mi riassalgono i dubbi. Si, perchè non ho più vent’anni, ma trentacinque. Non sono solo, ma ho famiglia. E se fallisco, onestamente, il peso del fallimento mi potrebbe portare oltre, troppo oltre le semplici parole…
Il problema è forse dovuto al fatto che ho delle continue aspettative. Mi dico sempre che qualcosa per noi (io e la mia famigliola) ci deve essere, dopo tutte queste frustrazioni, dopo tutte queste fatiche, un futuro un pò più sereno ci spetta di diritto…
Mah, chissà. Intanto vado a vedere se piove ancora, magari mi viene in mente un’idea….
 

La teoria del cervello al fresco

Domani, o meglio, tra poche ore, tornerò al lavoro, dopo una settimana passata tra letto e divano, per una dolorosa sciatalgia. Non mi sono ripreso del tutto in verità, ma torno al lavoro, per non stare ancora a dondolare in casa ad atrofizzarmi peggio di quanto non lo sia già.
La contraddizione è che non ho voglia di tornare a lavorare. Bella scoperta direte voi. E invece no! A me è sempre piaciuto il mio lavoro, ed è per questa insana passione che ho fatto diverse scelte, giuste o sbagliate è ancora presto per dirlo. Comunque scelte dettate dalla passione.
Fatto sta che negli ultimi tempi, diciamo pure nell’ultimo annetto, la mia passione sta man mano affievolendosi. E’ come un lento torpore che sale e mi sovrasta ogni giorno di più. Non credo che dipenda dalla situazione, seppure instabile, della mia azienda, che come tutte le multinazionali del settore ICT che si rispetti, sta subendo un declino forse (speriamo di no!) inesorabile. Piuttosto credo dipenda dal mio declino. Dovuto in parte agli smorzati entusiasmi con cui mi sono avvicinato al mondo delle grandi aziende dopo anni a lavorare in piccole e medie imprese sempre del settore informatico, e dopo un “salto” anche di prospettiva di vita, che mi ha portato dalla provincia di Napoli, a vivere e a lavorare nella zona di Roma sud. Il problema è italiano, della nostra geniale stirpe. Siamo in realtà una manica di pippe. Non siamo in grado, come italiani, di portare avanti discorsi di produttività in quanto tali, ma leghiamo sempre le sorte di aziende e persone, a fatti politici, agli interessi di quei soliti pochi.
Fosse possibile emigrerei fuori dall’Italia. Andrei a vivere in nord europa. Possibilmente nei paesi scandinavi.
Ho sempre sognato di andare a vivere in un posto freddo, anche per via di una mia personale teoria, che negli anni ho ricavato da continue osservazioni dei fatti internazionali. Ho fatto caso infatti, che nei paesi scandinavi, si predilige uno stile di vita più razionale, più diretto al corretto coesistere, alla comune causa della convivenza civile, e dello sviluppo sociale. Parole vuote e senza senso, calate nel contesto italiano, lo so. Ma per me sono idealismi di cui non vorrei fare a meno. Eppure debbo, visto che non credo potrò mai trasferirmi in uno di questi posti, dove tra l’altro non sono mai stato fisicamente.
Certo, potrebbe anche non piacermi, ma non so, ho come la sensazione di esserci già stato, forse in una vita precedente o semplicemente nei miei sogni, che normalmente non ricordo mai al risveglio.
Invece nei paesi cosiddetti “caldi”, ci sono sempre guerriglie interne, problemi sociali, dettati spesso e volentieri da interessi dei singoli, inciviltà diffuse etc.
Da qui la mia teoria del cervello al fresco. Secondo questa mia personale teoria, se un cervello umano viene esposto per troppo tempo a temperature alte, rischia di surriscaldarsi e di dare in escandescenze. Basti vedere me in agosto, quando sudo e mi arrabbio solo per quello ! Comunque scherzi a parte, questa è la teoria, a grandi linee ovviamente. Insomma dove fa freddo c’è meno tempo e meno voglia di arrabbiarsi, e si tende più al vivere civile, e alla coesistenza sociale, sarà perchè l’uomo infreddolito ha bisogno di compagnia umana per scaldarsi, non saprei. Per questo me ne andrei di corsa in uno di questi posti. In Svezia, Finlandia, Norvegia, Islanda, non so, non avrei grosse preferenze.
Comunque sia, resteranno sempre e solo dei sogni, visto che di traslochi ne ho già fatti due, e avendo una moglie molto meridionalista, e un bambino piccolo, è già un miracolo se sono riuscito a scappare da Napoli.
Forse è solo una stupida ideologia, ma chissà. Forse un giorno o l’altro un sociologo vincerà un nobel con una teoria come questa. E allora ci sarà questo blog a testimoniare che la teoria originaria era la mia.
Buon freddo a tutti…